Come si muove il gigante americano nel campo della prevenzione del rischio ergonomico

Dal 26 al 29 Marzo, si è svolta ad Atlanta l'AEC, Applied Ergonomics Conference, appuntamento annuale incentrato sull'ergonomia e sulle implementazioni da parte delle aziende di strumenti ergonomici che possono migliorare le condizioni dei lavoratori - non sono mancati, infatti, espositori in cui si potevano osservare robot ed altre soluzioni ergonomiche.

Il nostro direttore tecnico, Gabriele Caragnano, ha partecipato a questo importante evento, parlando dell'Ergonomic Recovery Model (ERM) e, insieme al collega tedesco Peter Kuhlang (Associazione MTM Germania), ha esposto il sistema di progettazione ergonomica Ergonomic Assessment Work-Sheet (EAWS).

Queste sono le sue riflessioni in merito alla Conferenza:

"Ero molto curioso di comprendere come gli US si stessero muovendo rispetto a temi che in Europa sono molto caldi: la sicurezza e la prevenzione del rischio dei lavoratori nelle aziende manifatturiere. La mia curiosità è dettata dalla pressoché totale mancanza di informazioni riguardanti gli standard utilizzati per la gestione dell’ergonomia nelle aziende automotive americane.

Infatti, mentre in Europa e in Sud America il riferimento agli standard ISO è abbastanza diffuso, in US non si sente altro che riguardi la movimentazione dei carichi e i relativi rischi sulla colonna vertebrale (ambito NIOSH). Gli altri fattori di rischio, in particolare le posture generali del corpo e i movimenti ripetuti degli arti superiori, non sembrano preoccupare i nostri colleghi americani. A dimostrazione di questa mia impressione, ho potuto constatare che, tra le centinaia di espositori di soluzioni ergonomiche (presenti sia aziende fornitrici di prodotti e servizi specializzati come carrelli per la movimentazione materiali con ruote dei più svariati materiali, guanti ergonomici o materiali shock assorbenti per la pavimentazione, sia aziende manifatturiere desiderose di vincere la Ergo Cup, competizione che ha premiato il team con la migliore soluzione applicativa ergonomica, e tra questi ho contato ben 11 team Honda e alcuni team Toyota, Ford e VW), praticamente tutte si occupavano di ridurre il Lifting Index, cioè l’indice calcolato con la formula del NIOSH che esprime il livello di esposizione al rischio da movimentazione carichi. Inoltre, anche assistendo alle decine di presentazioni programmate nel corso della settimana, soprattutto quelle in ambito manufacturing, vi posso riportare che non ho udito alcun accenno a soluzioni tecniche o concettuali che non riguardassero la movimentazione carichi e la formula del NIOSH.

Particolarmente curioso il fatto che in un mega evento sul tema specifico dell’ergonomia non siano mai stati nemmeno nominati standard che in Europa, e nel nostro Paese in particolare, la fanno da padroni. Ad esempio, non ho udito o visto soluzioni che trattassero il tema dei movimenti ripetuti degli arti superiori, né disquisizioni sulle ultime evoluzioni riguardanti il calcolo del Lifting Index in situazioni complesse (multi task analysis). Un esperto americano che ha presentato la sua relazione proprio dopo la mia (Nicholas Smith, di Auburn Engineers) ha illustrato una mappa di sistemi di screening ergonomico (un elenco di almeno 30 differenti sistemi) e, con mia grande sorpresa, non ha mai elencato e citato il sistema OCRA, che nello standard ISO 11228.3 costituisce il sistema preferito e raccomandato.

Lo sforzo fatto dal sottoscritto per essere presente ad un simile mega evento con una relazione sull’Ergonomic Recovery Model (ERM), insieme alla presenza del collega tedesco Peter Kuhlang (dell’Associazione MTM Germania) con la sua relazione su “Risk evaluation of Physical workload by EAWS and Human Work Design”, hanno consentito una buona esposizione del nostro sistema di progettazione ergonomica Ergonomic Assessment Work-Sheet (EAWS). Devo riconoscere che il livello di apprezzamento è stato molto alto davanti alla completezza dello strumento EAWS, il solo in grado di comprendere tutti i fattori di rischio in un’unica analisi sulla base degli stessi dati di input, tanto che la richiesta di contatti e di informazioni al termine delle nostre relazioni da parte dell’audience è stata notevole.

Un’altra convinzione che mi porto a casa da questa esperienza è la diversa impostazione dell’approccio all’ergonomia nell’industria e nella legislazione americana. Le aziende sono anche qui ritenute responsabili di eventuali malattie professionali dei propri lavoratori e pagano fior di quattrini se ritenute responsabili. Nessuno però obbliga le aziende ad utilizzare un metodo di prevenzione piuttosto che un altro. Ogni azienda è libera di attrezzarsi nel modo che ritiene più efficace ed è ritenuta responsabile di eventuali malattie professionali. Si guarda quindi al risultato piuttosto che sullo strumento di analisi. Personalmente ritengo che questo approccio, considerato che non vi sono ad oggi robuste validazioni scientifiche dell’efficacia dei sistemi di analisi del rischio, sia molto pragmatico e guardi al risultato finale. In moltissimi casi una soluzione specifica e mirata ad un determinato campo di applicazione, anche se non pubblicata nei sacri testi di qualche norma ISO, è molto più efficace ed accettata dagli stakeholder in azienda.

Infine un’ultima considerazione: il livello di sofisticazione nel processo di prevenzione delle malattie professionali nel settore automotive americano è molto più basso rispetto agli standard italiani di FCA. Non ho visto soluzioni strutturate di processi di preventive ergonomics (ergonomia applicata nella fase di progettazione prodotto/processo), non vi è collegamento tra l’analisi lavoro e la gestione della mappatura del rischio e tutti gli strumenti software di screening sono dei gran foglioni Excel. C’è molto da migliorare!"

 

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