Cosa dice il Rapporto del Censis sulla manifattura “urbana”

“Dallo smontaggio della città-fabbrica alla nuova manifattura urbana” è il titolo della recente ricerca pubblicata dal Censis e diffuso in occasione del convegno “Le Città dei Maker” tenutosi a Roma il 13 ottobre presso il Tempio di Adriano.

Quali sono i dati interessanti che emerogno? Il rapporto esplora le dinamiche che stanno trasformando i tessuti sociali ed economici urbani, già passati per la profonda mutazione da “città fabbrica” degli anni ’70 a “città dei servizi e del terziario”, in una nuova forma di manifattura urbana.

Cosa si intende per manifattura urbana? Come sta cambiando il rapporto città-industria?

"E’ un tipo di manifattura nuova , fortemente specializzata, lean nei costi e nelle infrastrutture, centrata sull’innovazione tecnologica costante e sul processo di design e di prototipazione. Una manifattura che ha tagliato i tempi, rapida ed interconnessa in rete con fornitori, distributori e clienti, parti della stessa comunità. Un nuovo fenomeno, un cambiamento radicale e continuo."

"Uno sviluppo che è avvenuto sulla base di alcuni fattori che valevano anche in passato: il desiderio di essere vicino a un mercato particolare, la vicinanza a lavoratori qualificati, l’accesso alle reti di trasporto.

In questi ultimi anni è tornata l’attenzione alla dimensione urbana della produzione, alla rinascita di attività manifatturiere pregiate all’interno delle città. Il tema è legato evidentemente ad un’evoluzione della manifattura indirizzata verso una produzione sempre più personalizzata e flessibile, e con bassi impatti ambientali.

Come ha messo in evidenza Saskia Sussen (sociologa ed economista statunitense nota per le sue analisi sulla globalizzazione e i processi transnazionali), la nuova manifattura che si sviluppa nelle città inverte in qualche modo il rapporto storico tra servizi e produzione: i servizi storicamente sono stati sviluppati per soddisfare le esigenze delle aziende produttrici, mentre in questo caso l’industria produce su richiesta del settore dei servizi.

La nuova stagione della manifattura urbana post-industriale è indipendente, locale e fai da te; e centrata sulla crescita dell’innovazione tecnologia e l’imprenditorialità piuttosto che sulla produzione di massa."

Caratteristiche della manifattura urbana:
- essere di piccole dimensioni (in genere occupano meno di 20 addetti);
- fornire un prodotto altamente specializzato o di nicchia;
- avere tempi di sviluppo rapidi;
- essere orizzontalmente integrata in reti di numerosi clienti, fornitori, distributori e subappaltatori.

La classifica: Torino vince su Milano nel ranking dell'Industry 4.0

Il rapporto Censis propone quattro differenti indicatori per indagare come le città italiane si stanno trasformando e quali lo stanno faceno più velocemente di altre:

  • la consistenza manifatturiera (il numero complessivo degli addetti che operano nelle aziende manifatturiere localizzate nei capoluoghi e il numero di aziende);
  • la vocazione manifatturiera (la percentuale di addetti sul totale, il numero di imprese rispetto agli abitanti, il numero di imprese manifatturiere sul totale);
  • la vitalità manifatturiera (le iscrizioni di imprese rispetto agli abitanti e al totale delle imprese attive);
  • la concentrazione manifatturiera (le quote percentuali di imprese e addetti nel comune capoluogo rispetto alla provincia).

Considerando congiuntamente gli indicatori è possibile costruire un ranking complessivo che assume senso soprattutto se ritagliato sulle grandi città italiane.

Al primo posto Torino, forte rispetto ala consistenza, ma anche sul fronte della vitalità e della concentrazione. Al secondo posto Firenze, ben posizionata rispetto a vocazione e vitalità. Al terzo Verona, che tra le grandi città si impone sotto il profilo della vitalità. Milano raggiunge la 4^ posizione soprattutto in virtù del 1° posto quanto a consistenza e del 6° posto per la concentrazione urbana.

Roma occupa la 9^ piazza grazie alla consistenza ed alla concentrazione urbana ma fortemente penalizzata con riferimento alla vocazione ed alla vitalità.

Agli ultimi posti del ranking troviamo tutte le restanti città del Mezzogiorno: Palermo, Napoli e Bari nell’ordine.

 

Potenziali effetti positivi 

"Riportare in città la manifattura a basso impatto, mantenere la capacità di produrre prodotti fisici (non limitandosi ad essere delle piazze di consumo), è una delle chiavi per le città di rimanere a lungo termine leader nel campo dell’innovazione.

Del resto l’insediamento di attività imprenditoriali di piccole dimensioni ha un impatto positivo sullo spazio urbano: consente di riqualificare i centri urbani con un mix di funzioni, contribuisce ad attivare spazi pubblici, ad investire nella manutenzione di edifici, ecc.

Si tratta evidentemente di un’opportunità anche occupazionale. La produttività e la competitività delle imprese non è data solo dall’innovazione dei macchinari ma anche dalla presenza di figure specializzate, fondamentali per garantirne il corretto funzionamento e per la personalizzazione dei prodotti."

 

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