Milano e i suoi dati lontani dalla media nazionale

Milano: giovane e innovatrice

Il 10 ottobre si è tenuta l’Assemblea Generale di Assolombarda, il cui hashtag e titolo quest’anno era L’Italia riparte da noi.

Dalla relazione del Presidente Gianfelice Rocca emerge un quadro di Milano come una città in piena crescita economica e, come suggerisce Dario Di Vico, più vicina alle grandi capitali europee che al resto d’Italia.

I dati presentati nella sua relazione parlano di una città giovane - “31.000 sono giovani tra i 25 e i 34 anni e 202.000 gli studenti”. Forse, anche per questo la Lombardia è la prima regione in Italia e tra le principali in Europa per addetti nelle industrie creative con quasi 1.800 startup knowledge intensive nate tra il 2007 e il 2014; anche i brevetti richiesti sono cresciuti nell’ultimo anno del 13% e la produzione scientifica è in linea con i benchmark tedeschi: 23 articoli per milione di abitanti.

 

Lombardia manifatturiera nel confronto europeo

Sempre Assolombarda ha recentemente pubblicato uno studio che confronta le regioni motori d’Europa – Lombardia, Baden-Württemberg, Bayern, Rhône-Alpes e Cataluña.

Coloro che offrono bonus, brevettano, utilizzano elevati livelli di digitalizzazione e partecipano alle GVC ottengono risultati evidenti in produttività: quasi 30 mila euro per addetto in più rispetto al resto del campione europeo considerato (71 mila vs. 44 mila euro per addetto). In Lombardia le differenze sono ancora più evidenti e permettono di raddoppiare il livello di produttività, con un salto da 44 mila a 88 mila euro per addetto.

Interessante poi il fatto che, tra i fattori che limitano le imprese lombarde nel loro percorso di crescita, vi sia il coinvolgimento  familiare nella gestione organizzativa (la produttività di queste cala del 21,5% rispetto alla media), non tanto la proprietà. Si pensi che, in Lombardia, le imprese che hanno tra i manager unicamente membri della famiglia proprietaria sono circa i due terzi del totale imprese familiari (media nelle altre regioni pari a poco meno del 50%).  

La “vitalità” dell’industria lombarda e l’eterogeneità dei distretti

Proseguendo l'analisi circa le differenze interne alla regione Lombardia, ci si accorge che, durante la crisi, si sono accentuate le eterogeneità tra imprese e comparti produttivi della manifattura poichè non tutte le aziende hanno saputo cogliere le opportunità del mercato.

I risultati dell’indagine della Banca d’Italia “Economie regionali” sulle imprese industriali e dei servizi indicano che il 2015 è stato un anno di ripresa per l’economia lombarda, con una crescita del PIL dell’1,1. 

Nella regione, i risultati migliori sono stati riscontrati nei settori a elevato contenuto tecnologico delle province più industrializzate; ciò significa che tra le imprese lombarde l'Industry 4.0 si sta già diffondendo nei processi produttivi. Gli strumenti considerati più utili dalle aziende rimangono l’internet mobile e il cloud: il 62 per cento circa degli operatori li usa e, di questi, la quasi totalità li ha introdotti da più di due anni.

Per analizzare queste differenze la Banca d’Italia propone una suddivisione dei comparti produttivi in tre gruppi caratterizzati da segnali di vitalità “diffusi”, “intermedi” oppure “deboli o assenti”, sulla base di 5 indicatori relativi alla dinamica delle esportazioni, del fatturato e del valore aggiunto tra il 2007 e il 2014.

  • segnali di vitalità diffusi: imprese che hanno ampiamente recuperato i livelli di attività precedenti alla crisi, il cui fatturato è aumentato (24,2 per cento tra il 2007 e il 2014);
  • Quasi la metà degli occupati in questi segmenti opera in settori a tecnologia medio-alta; tra questi emerge il comparto dei macchinari nelle province di Milano e Brescia.
  • segnali di vitalità intermedia: impiegano circa un quarto degli addetti regionali, sono collocati prevalentemente nelle province di Milano, Brescia e Bergamo e riguardano comparti con un’intensità tecnologica medio bassa (ad esempio, le aziende della lavorazione dei metalli, dei prodotti chimici e della plastica). Nel 2014 le imprese di questo gruppo hanno registrato livelli di fatturato lievemente superiori a quelli del 2007. 
  • segnali di vitalità deboli o assenti: le imprese di questa categoria hanno perso quasi il 20 per cento del fatturato tra il 2007 e il 2014 e il 9,3 per cento delle esportazioni (nel periodo 2013-14) rispetto ai livelli del biennio 2007-08. Sono principalmente costituti dai comparti a tecnologia medio-bassa e non presentano una particolare concentrazione territoriale tra le province della regione. 

Tra i punti di forza delle imprese lombarde, Banca d’Italia segnala:

  • l’alta qualità del capitale umano (grazie all'eccellente sistema universitario regionale)
  • l’elevata specializzazione in settori a tecnologia medio-alta
  • il grado di apertura verso l’estero, non solo in termini di export ma anche per quanto riguarda la capacità di attrazione degli investimenti 

Per far “atterrare” questi punti di forza occorre trasformare il capitale umano in capitale sociale, mediante:

  • incremento della dimensione aziendale anche tramite aggregazioni
  • maggiore investimento in R&S

Aggiungiamo noi, la sfida lombarda e italiana all’Industry 4.0 sarà vinta nella misura in cui le PMI sapranno innanzitutto trasformarsi in aziende Costruttive ovvero in realtà virtuose che sanno assorbire le novità stratificando le conoscenze ed organizzando le competenze all’interno di processi organizzativi solidi, disegnando e realizzando modelli operativi (Production System) efficaci e sostenibili.

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