USA – L’America ha un nuovo presidente, per ora poco incline a parlare di Industry 4.0

Si, l’America ha votato e ha un nuovo Presidente. Un anno e mezzo di cose dette e valutate probabilmente con standard che oggi non valgono più perché la campagna elettorale è terminata spiazzando più o meno tutti. Ma in tutti questi mesi quello che abbiamo constatato è che un tema cruciale come quello del futuro del lavoro, nella campagna presidenziale americana 2016 non è stato affrontato con il giusto peso.

Quello che è certo è che il prossimo presidente dovrà affrontare seri interrogativi circa il futuro del lavoro in un contesto in cui la tecnologia e l’automazione stanno guidando la nuova era industriale ed economica. I progressi nel campo dell'intelligenza artificiale, dell’automazione, e della robotica stanno rendendo molti posti di lavoro obsoleti, innescando un vero e proprio dibattito nazionale.

Nonostante ciò, l'argomento non è stato considerato chiave per i discorsi elettorali dei due candidati, lasciando invece molto spazio per temi come l’immigrazione, la politica estera, la sicurezza nazionale, e le pistole. Nei dibattiti, inoltre nessuno dei moderatori ha chiesto ai candidati come intendono rispondere alla quarta rivoluzione industriale e a tutto quello che essa comporta.

Il MIT Lab ha analizzato la discussione che si è creata sui social (Twitter) sul tema del futuro del lavoro constatando che le parole spese non sono più del 5% del totale dei tweet relativi alla politica da gennaio 2016.

Due opposte visioni

Nel mese di giugno Clinton ha parlato a Denver, Colorado, ipotizzando un futuro economico basato sull'innovazione continua. Ha delineato un piano tecnologico che prevede l’espansione dell’istruzione STEM, promettendo agevolazioni e facilitazioni per le start-up tecnologiche e sostegno ai prestiti per gli studenti.

Mentre il piano è stato accolto positivamente dai più tecnici, altri hanno notato che non offre molto ai disoccupati.

Nel frattempo in Pennsylvania, Trump ha chiesto un rilancio dei settori più tradizionali. Ha criticato il NAFTA, le scelte di delocalizzazione e non ha affrontato il tema dell'impatto dell'automazione nelle fabbriche sui posti di lavoro, che dovrebbero diminuire del 22% entro il 2025.

In primo dibattito presidenziale

Il secondo picco di questo argomento è stato il 26 settembre, la sera del primo dibattito presidenziale. Il moderatore Lester Holt ha chiesto ai candidati la loro opinione in merito alle industrie che hanno lasciato gli Stati Uniti per la manodopera a basso costo all'estero.

Clinton ha citato “the jobs of the future.…That means jobs in infrastructure, in advanced manufacturing, in innovation and technology, clean renewable energy, and small business.”, invece, Trump ha parlato soprattutto di posti di lavoro che il paese ha perso - non attraverso il progresso tecnologico, ma “Our jobs are fleeing the country. They’re going to Mexico…thousands of jobs leaving Michigan, leaving Ohio. They’re all leaving.”

Il divario netto tra gli approcci dei candidati non è passato inosservato su Twitter. Mentre molti sostenitori Trump hanno applaudito le sue parole, altri tweeter hanno evidenziato il problema dei posti di lavoro che verranno a mancare.

L'America rimarrà competitiva?

Anche se il futuro del lavoro è chiaramente un problema molto grande per il paese, in questa campagna non è stato affatto considerato. Le elezioni 2016 non ha risposto a questa domanda che rimane aperta: come verrà affrontata la nuova rivoluzione dell’industria?

E oggi Trump è Presidente e si è dichiarato ostile alla globalizzazione e alla gran parte degli accordi commerciali sottoscritti dal suo paese, l’economia americana, a suo parere, dovrebbe penalizzare le industrie che trasferiscono i loro stabilimenti all’estero. Trump ha infatti detto di voler aumentare la produzione degli Stati Uniti e di voler ridurre le importazioni dalla Cina e da altre nazioni. Ha ipotizzato delle sanzioni verso le aziende statunitensi che trasferiscono parte della produzione all’estero.

Nei suoi discorsi ha detto di voler abbandonare la proposta Trans-Pacific Partnership (TTP) che riguarda il commercio fra paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico e che coinvolge 12 paesi: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam e soprattutto Stati Uniti gli accordi commerciali esistenti, in particolare il North American Free Trade Agreement (NAFTA), accordo di libero scambio fra Stati Uniti, Canada e Messico Nafta.

Ad oggi sulla stampa italiana si inizia a discutere dei rischi legati alla possibile imposizione di tasse sull'import per i beni prodotti in Messico: Trump, ricordano gli analisti, ha ipotizzato aliquote al 30% nel corso della campagna e questo cambierebbe gli scenari del settore automobilistico già nel breve periodo.

Fca ad esempio produce in Messico circa il 10-15% di ciò che vende negli Stati Uniti. Ma ad esportare verso gli Stati Uniti non è solo FCA, ma ci sono anche gruppi come Cnh e Ferrari, Brembo e Sogefi che utilizzano il Messico come hub.

Molte cose stanno cambiando, rimane da vedere come l’America si comporterà per rimanere competitiva.

Cose da leggere

President-Elect Trump’s Positions on Technology and Innovation Policy - ITIF

Barack Obama: Now Is the Greatest Time to Be Alive - Wired

Il prodotto intelligente è la via americana all’Industria 4.0 – Sole24ore

Fonte: MIT Media Lab

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